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Arti Tridimensionali al Catello di Felino
Dal 3 Ottobre al 2 Novembre 2004



| Mostre |

Visioni Plastiche



La mostra è organizzata con il contributo della famiglia Alessandrini con il patrocinio del Comune di Felino, Assessorato alla Scuola, Cultura e Turismo

Progetto e organizzazione
ITER… movimento culturale



Partecipanti
Abelli Nicola, Bello Davide, Cristalli Gianantonio, Ferrarini Cinzia,
Balestrieri Carlotta, Fiaccadori Azzurra, Gregoric Valentina, Scaletti Valentina



Immagini



La Critica
Sette come i colori dell'arcobaleno
C'è chi si lamenta del presente e chi del futuro. Chi è disposto a far carte false per dimostrare che tutto procede nel migliore dei modi. Le opinioni sono disparate. Guai se fossero concordi!Tutti invece ammettono che questa nostra società patisce innazitutto di una crisi, la crisi della “creatività”. Dire crisi di creatività è come dire crisi di identità.S'è veramente fermato l'”élan vital”, quello spirito creativo che ha guidato il nostro paese per decenni, per secoli? “Le arti boccheggiano, signori” - sostiene un “quidam de populo”. “Non bocheggiano. Sono morte!” - risponde dai “loggioni” l'intellettuale alternativo, esperto di questioni filosofiche.E gli artisti? Oggi nel mondo che impazza, che schiera nuovi armati e crea le premesse pernuove crisi economiche, fare arte pare l'ultima delle preoccupazioni di questa terra. Ecco donde nasce l'idea che gli artisti sembrino dei sopravvissuti.Rovesciamo le carte! Che sarebbe un mondo senza arte? Senza che vi sia applicazione all'espressione e alle tecniche? Reggerebbero gli uomini? Imamginiamoci una terra senza immagini; senza segni, una città senza identità; senza piazze che la adornino, senza monumenti che la illuminino, senza profili e senza colori che le diano un volto!L'arte ha portato le tecniche e con le tecniche gli uomini hanno modellato i loro occhi e il loro pensiero: hanno imparato a parlare a colloquiare tra di loro. E poi non sapremmo dire se per raggiungere Marte sia stato più importante Von Braun o Michelangelo. I “calcoli” istintivi per la Sistina (che è la prima architettura dipinta che osa lo spazio) furono la premessa per uno dei gioielli della statica, quale la cupola che vi si costruì accanto.Casi estremi per esempi estremi.Apprezzo la chiarezza della proposta di Gianantonio Cristalli e insieme a lui quella di questi sette giovani che lo hanno avuto come primo maestro: li vedo alleati nel proclamare che ancora qualcuno crede “nell'arte di creare”. Cristalli pratica un “insegnamento aperto”. Da una parte crede nella scultura ancora come arte del levare, il momento sussidiario dell'evento iniziale, la materia; il momento nel quale il demiurgo tratta la materia (all'inizio Dio Padre fece anche il vasaio). Dall'altra vede nel potenziale intellettuale dell'arte un modo significativo per partecipare al mondo, alla comunità dei viventi. Quest'arte per levare è anche l'arte del porre, se non del sovrapporre, del proporre, del costruire con la materia, dell'edificare. Cristalli detta, gli allievi scavano. Ed ecco nascere queste esperenze, distinte, differenziate nei campi enelle discipline; codici di stile e comportamenti diversi, che nella vita si distendono, tra di loro colloquiano, e nel tempo tendono a divaricarsi, a percorrere traiettorie distinte, tra di loro complementari. E' bene che sia così ! Si presentano in sette, appunto, come i colori dell'arcobaleno.
Nicola Abelli (Palazzo Spinelli - Firenze)interpreta il senso del moderno nell'applicazione di superfici smaltate. Il colore può articolare la forma(si veda il suo Arcangelo Michele, ove l'elemento cromatico interagisce con il sistema delle forze in potenza); Davide Bello(prof. Mauro Mazzali-Accademia di Bologna ) dall'espressionismo interpretato alla maniera dei “fauves” converge verso le forme della geometria naturale (Dolcezza marina), alla ricerca del difficile rapporto tra anatomia/geometria terrestre e sistema degli spazi; Carlotta Balestrieri (prof. Giorgio Balocchi - Accademia di Carrara) insegue i profili nell'incertezza degli sguardi, eleva la forma plastica del “busto” e del volto ad una rinnovata funzione, transitado attrarverso i classici del Novecento; Cinzia Ferrarini (Politecnico di Milano) nell'arredo urbano riflette le istanze di una funzione segnica dell'elemento plastico alla ricerca di una nuova identità del vivere gli spazi; Azzurra Fiaccadori ((prof. G. Balocchi-Carrara) ripropone la ricerca plastica come via perinterrogarsi sul presente; Valentina Gregoric (prof.G. Balocchi -Carrara) indaga nei volti i rapporti tra spazio e geometrie complesse, per uscire dai convenzionalismi del ritratto di tradizione novecentesca; Valentina Scaletti (prof. M. Mazzali - Bologna), intravede nella formale possibilità di una figurazione trascendente, dove il segno è ancora sintesi di passione e sentimento. Ognuno di questi percorsi ha una preziosa dignità, quella della ricerca, del tentativo di trovare una propria strada da percorrere in futuro, ognuno ha un prezioso vantaggio, quello del giovanile desiderio di sperimentare, di apprendere un linguaggio e attraverso l'esercizio della conoscenza e dell'esperienza, quello di uscire allo scoperto, di affidare alla purezza di un gesto, di un gesto nello spazio, il segno di una identità: come dire, un proprio iniziale contributo a leggere l'esistenza.
Questo fare di scuola ricorda cose già viste: il piacere del reicontrarsi nelle botteghe tra allievi e maestri, botteghe non più di orafi o di ceramisti, ma di orafi divenuti scultori o ceramisti divenuti architetti. Il senso del lavoro si mescolava al piacere delle scoperte; il discorrere era già un fare; l'arte era la scienza e la scienza sconfinava nell'arte. Crisi del pensiero cognitivo? Parlare di scultura è riandare agli inizi, ritornare al primo degi atti creativi che porta il timbro dell'uomo, quello che interessa l'ordine e lo spazio, la norma e la forma.
Ce lo ricordano nel mosaico di empirismi queste giovani esperienze. E staccano insieme il tagliando per traiettorie nuove che si inoltrano nello spazio della vita e del lavoro.
Sono la speranza che opponiamo al timore della crisi. Essi ci ricordano che, dopo una tempesta,escono sempre i colori dell'arcobaleno.

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